Storia

 Lat. Nord 45° 24,94' - Long. Est 9° 4,2185'

( Our monument  is surrounded by a flowerbed; on its base, some flowered plants have been aligned, together with little pieces of grounds from all over the world.; a resident has taken these pieces here from his journeys. This flowerbed will have, as time goes by, more and more “handfuls of pieces of  the world”. A mixture of  fragmets, of remote roots, of a country found, of a country lost: you can find everything here, enshrined by a face and by a contemplative ensemble of the heart of the world.)

 

Non vedo l'ora di parlarvi di questo posto.

C’è a Trezzano, nel nostro quartiere Tr4, una spazio di indiscutibile vivacità culturale, è la piazza, intitolata al nome di Madre Teresa, una scelta toponomastica che non poteva eludere un destino di emulazione, ad esempio: prima piazza cittadina di “preghiera intereligiosa”, “quartiere che fa rima con pace”, “memoria”, “vigore, entusiasmo, gioia per la città.

 

Fin qui, disposta geometricamente al centro dello sguardo della piazza Madre Teresa, c’era una stele, ossia una colonna, il simulacro di un preistorico “menhir” e cioè di una lunga pietra piantata verticalmente, l’equivalente di un’antenna, o di un indice rivolto al trascendente che c’è in cielo; un bisogno senza tempo. Per attrarre e trasfondere la smisurata potenza dell’energia vitale, sinonimo di amore e pace.

Nei colori bianco ed azzurro dell’arredo urbano, sono ripresi quelli del sari di Madre Teresa. Uno evoca la luce, il chiaro colore della purezza, dell’innocenza, della giustizia; l’altro, il colore del cielo e delle cose che s’innalzano sulle cose terrene.

 

Dal 13 maggio 2006, in occasione della festa del quartiere, la piazza si è arricchita di un ulteriore valore simbolico ed evocativo, un cippo col busto di Madre Teresa.

L'AIUOLA CON LA TERRA DEL MONDO

Per abbellire l’aiuola del monumento, sono state allineate alla sua base una corolla di piantine fiorite, ma un residente ha disposto anche un altro decoro, apparentemente invisibile, piccoli pezzi di terra del mondo, raccolti in viaggio. Un’aiuola che si arricchirà, anche nel tempo, di continue altre “manciate di mondo”. Una mescolanza di frammenti, di proprie radici lontane, di un paese raggiunto, di un paese lasciato: tutto da ritrovare qui, custodito da un volto e da un insieme contemplativi del cuore del mondo.

Ad oggi qui sono presenti:

 

 C’è posto per una quantità di altri irrinunciabili frammenti, da portarci addietro e depositare qui per non perderli.

Mettici una tua manciata di terra!

 

...un pezzo di terra raccolta dietro casa, di giù

 

...la terra; e i suoi sudori del mio villaggio

 

...Partii piangendo e da allora non sono più tornato. Tengo ancora con me un pugno di terra, che misi in tasca quel giorno; ogni volta che lo guardo, mi ricordo che esiste il paradiso.

 

...raspai tra l'erba e raccolsi un pugno di terra, la guardai con occhi pieni di lacrime e la lasciai sfuggire lentamente.

 

...amore, nostalgia, la terra degli antenati

 

...“Un pugno di terra, della mia terra: fango, pioggia, tempesta, sole; aroma fresco di paglia e di pane sofferto. Ho un pugno di terra. Della mia terra che mi grida nella mano”.

 

...raccogliere,in una mano, un pugno di terra e gettarla al vento in eredità al futuro che ascolta in silenzio.

 

...fruga nella tasca interna dalla parte del cuore ne estrae un cartoccetto di carta: dentro, un pugno di terra mista a fiori di campo, erbe secche

 

...Nella mia mano un pugno di terra la stringo forte è la mia terra.

 

...Si narra che Romolo, nell’atto di fondare Roma, facesse scavare un pozzo denominato Mundus, ed invitasse i suoi futuri concittadini a deporvi dentro un pugno di terra dei luoghi dai quali provenivano, oltre alle primizie della nuova stagione. E si dice che questo rito, che veniva ripetuto tre volte l’anno, servisse a rinsaldare quel patto di non belligeranza che avrebbe permesso a popoli di diversissime origini e tradizioni di partecipare non solo alla fondazione di una città, ma di una vera e propria civiltà.
La suggestione di uno spazio, fisico e mentale, dove genti provenienti dai più diversi Paesi possano fondersi e confondersi, senza rinunciare necessariamente alla propria identità, resta oggi molto forte.

Come fare?

Non c'è un modo. Inventalo!

Se vuoi farci sapere della tua terra e della sua provenienza, manda qui una mail.

 

 

 

 

L'eco della città - Martedì 7 novembre 2006

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